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Sodio e ipertensione: il meccanismo che regola la salute

Sodio e ipertensione: il meccanismo che regola la salute

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È ormai noto il legame tra una dieta troppo ricca di sodio e l’insorgere dell’ipertensione. Ora conosciamo anche il meccanismo che spiega perché.

È ormai noto il legame tra una dieta troppo ricca di sodio e l’insorgere dell’ipertensione. Ora conosciamo anche il meccanismo che spiega perché.

Il ruolo dei metaboliti nell’ipertensione sensibile al sodio

Gli scienziati, durante un esperimento, hanno esaminato centinaia di sostanze metaboliche prodotte durante la digestione attraverso l’analisi di campione di sangue di soggetti affetti da ipertensione o da pressione alta.

Durante questo esperimento il gruppo di soggetti è stato diviso a metà: alcuni hanno seguito una dieta iposodica, agli altri sono state somministrate delle pastiglie a rilascio lento di sodio per sei settimane. Al termine di questo periodo i ruoli dei due gruppi sono stati invertiti.

Grazie a questo studio i ricercatori hanno scoperto che ridurre le dosi di sodio aumentava il livello di due specifici metaboliti, entrambi associati a livelli più bassi di pressione e a una minor rigidità arteriosa.

La giusta dose di sodio

L’EFSA (Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare) ha rivisto di recente le linee guida per l’assunzione di sodio e cloruro, gli elementi che compongono il sale da cucina, ribadendo il rischio di insorgenza di ipertensione e malattie cardiovascolari a fronte di quantità eccessive. L’EFSA raccomanda:

  • 2 g di sodio al giorno per adulto
  • 3,1 g di cloruro al giorno per adulto

Per un totale, quindi, di 5,1 grammi di sale. Quasi tutti superano questi limiti: secondo il Ministero della Salute in Italia ne consumiamo tra gli 8 e i 10 grammi al giorno.

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